domenica 23 dicembre 2012

The Importance of Being Gratis

Circa tre secoli or sono, tra un tentativo e l'altro di catturare fulmini con l'aquilone, Benjamin Franklin scrisse la frase "Il tempo è denaro", poi diventata una molla motivazionale e una strategia di marketing.
Azzardo un ribaltamento della frase degno di un quadrato semiotico, ipotizzando che molto spesso il "non denaro" è uno spreco di tempo.

Quante sono le cose a cui dedichiamo il nostro tempo solamente perché attirati dalla parola "gratis"?
Concerti, spettacoli, proiezioni di film, che non ci interessano ma a cui dedichiamo tempo perché il fatto di potervi assistere senza spendere un soldo ci sembra un'affare, quando in realtà spesso ci perdiamo dietro a qualcosa di una qualità inferiore, per cui spesso non oseremmo spendere nemmeno un euro per usufruirne dato che non ne vale la pena.
Leggo libri e fumetti ricevuti in omaggio che si rivelano inutili, quando ho una stanza strabordante volumi che so di essere qualità maggiore. Perdo tempo dietro free game per Iphone o Facebook, quando mi aspetta una colonna di Signori Videogiochi già acquistati e pagati a cui non ho nemmeno tolto il cellophane.
E se morissi domani? Mi ritroverei ad aver sprecato fette di vita con robetta col proposito di lasciare il meglio per un "poi" indefinito. Ha davvero senso?

La stessa pigrizia e filosofia del lofacciodomani si diffondono anche per cose ben più importanti. Le persone rinunciano a occasioni, sogni, rapporti perché troppo impegnativi... e allora ci si accontenta di ciò che è gratis. Ma nella maggior parte dei casi, quando c'è un prezzo da pagare ne vale la pena, quindi forse sarebbe il caso di sfrondare tutto ciò che è gratis e rimboccarsi le maniche per accogliere tutto ciò che richiede un piccolo sforzo in più.

domenica 11 novembre 2012

Two Days of Lucca

Quando ero piccino picciò sono stato A LuccaComics un paio di volte.
Gitarelle da una giornata, con annesso acquisto di un paio di fumetti pù un gadget, stupore per i pochi cosplayer che circolano tra la gente, tante risate ahahah per quell'action figure di Fonzie, ma soprattutto ignoranza per quell'universo parallelo underground da me piuttosto distante.
Pffff, povero piccolo ingenuo Carlo Alberto, non sapevi cosa la vita aveva in serbo per te, futuro nerd.

Da 10 anni a questa parte il primo week-end novembrino è stato ben più di una gitarella fuori porta, ma un vero e proprio viaggio irrinunciabile nel nerd-world.
Dormendo ovunque (ostelli prenotati con mesi d'anticipo, automobili, ruderi inerpicati su rupi transilvaniche...) mi sono sempre preparato per tempo a vivere al 200% qualche giorno in una dimensione parallela che non poteva essere intaccata da nulla della mia vita reale.
E allora via a incontri, scorribande e cene con gruppi di amici provenienti da tutta Italia grazie alla forza centripeta di Lucca, chilometri macinati tra gli stand pieni di fumetti, file per ottenere un autografo o un disegno, incontri e conferenze, interviste fatte e subite, anteprime di film e altri eventi esclusivi, news scritte sul campo, volumi in omaggio, fan di NerdLandia da incontrare, concerti di sigle di cartoni animati, eserciti di cosplayer, il baule della macchina colmo del bottino annuale...

Poi mi ritrovo quest'anno con lo spauracchio di poter andare a Lucca Comics & Games per UN SOLO GIORNO.
La terra trema.
I poli terrestri cominciano a prepararsi per l'inversione.
Le nubi stanno per riempirsi di cavalette.
Una cosa simile non accadeva da più di un decennio.
Vabbè, alla fine riuscirò ad andarci per ben -numero due- giorni (ovviamente separati, giovedì e domenica, entrambi con andata-ritorno in giornata), quindi il cataclisma è ridimensionato, ma si è trattata comunque di un'esperienza stramba.
Senza un alloggio da organizzare, senza sapere nulla del programma o degli artisti presenti, con la fiera girata in tranquillità senza un programma serrato da seguire, e aggirandomi per la maggior parte del tempo in solitudine.
Strano ma piacevole, forse la forma migliore per godermi l'evento dopo un anno in cui mi sono allontanato dal nerd-world e non ho messo piede in fumetteria neanche una volta.

Commenti sull'edizione 2012, da un ex-esperto del settore.
Giudizio positivo, la disposizione degli stand mi è parsa più intelligente: fumetti da una parte, giochi da un'altra, cosplay da un'altra ancora, così da creare "zone" ed evitando agli appassionati di una determinata fascia di interesse di smazzarsi chilometri passando in mezzo a cose che interessano meno. Una volta stimolavano il "dai, guardate anche cose che non sono la vostra mania!", ora hanno puntato sulla gentilezza... che tanto poi un'occhiata a tutto la si dà.
Iron (Wo)Man, Thoressa, L'oka, Capitana Merica
Gli eventi boh, non ho seguito granché, ma mi pareva la solita buona programmazione, con un'azzeccata implementazione nella fascia serale, risolvendo la corsa di balle di fieno serale nel farwest lucchese dopo il calare delle tenebre.
Ah, sorpresa nel mondo cosplay! Innanzitutto, per la prima volta da anni, sono diminuiti. Oibò.
Poi, exploit inaspettati come i gruppi supermarieschi (forse c'erano i saldi sulle salopette e i baffi finti) o i gruppi di supereroi in versione femminile.


Ciao Lucca, ex-fulcro del mio anno di vita.

lunedì 22 ottobre 2012

Rischiatutto

Nella mia blog-vita precedente, mi sono reso conto più volte di trattare per molti post consecutivi la mia vita teatrale, scusandomi coi miei 25 lettori della monotematicità e passando poi a parlare di altro.
Quasi come fosse una colpa.
Arrendendomi all'evidenza di quanto fosse importante il teatro nella mia vita, lo sfondo di queste pagine è un sipario rosso, consapevole di quale sarebbe stato l'argomento predominante. E ora mi rendo conto che sono riuscito, senza rendermene conto, a non scriverne per tutta l'estate. Che incoerenza.
Cosa ho imparato? È inutile chiudere tutto in compartimenti stagni. La vita esterna, il teatro... Non c'è solo una delle due, nessuna metà della mia esistenza ha più peso dell'altra e sono addirittura strettamente collegate, in modo indissolubile al punto da essere quasi indistinguibili.

Me ne sono reso conto in particolare nelle ultime settimane.
Quando il destino ha deciso di mandarmi un messaggio, utilizzando tutti i canali che aveva a disposizione per comunicare con me.
Suggerimenti di insegnanti, libri piombati tra le mie mani nel momento giusto, nuove filosofie per calcare il palcoscenico, autovalutazioni del passato, progetti che sto scribacchiando, suggerimenti dati alle persone che ho attorno, ipotesi sui bivi che ho di fronte...

Rischiare.

E se si fallisce? ...poco male, gli errori fanno parte della vita, se non ne facessimo non saremmo umani.

Chi non ha mai fatto un errore, non ha mai provato qualcosa di nuovo.
Micheal Jordan nella sua carriera ha sbagliato più di 9000 tiri e ha perso più di 300 partite.
Se avesse avuto paura di questi fallimenti, forse non avrebbe mai tentato nulla, privandosi molte vittorie.
O anche solamente l'esperienza del tentativo.

Uno dei più grandi ostacoli alla felicità è l'incertezza nel cambiamento.
Non sapere quale sarà il risultato può creare molto stress, se la preoccupazione prende il posto all'avventura.
Magari qualcosa non funziona, ma qualcos'altro lo farà.

Il primo passo per vivere la vita che si desidera, è lasciarsi alle spalle la vita che NON si desidera.
Non fare azioni è comunque un'azione. Una persona -sceglie- di non muoversi, di non fare nulla; è una decisione (presa più o meno consapevolmente). Poi ci sono i cosiddetti "fattori esterni" che sono fantastici alibi per non decidere, per non assumersi la responsabilità, per dare la colpa a qualche forza superiore.  
Per affrontare tutto ciò ci vuole coraggio.
"Coraggio", termine che deriva dal latino "cor habeo" e significa "ho cuore".
Cuore, sangue pulsante, vita.

Per vivere veramente, è indispensabile osare.
Salta nel vuoto, e la rete comparirà.

venerdì 12 ottobre 2012

La mia ragguardevole domenica pomeriggio

Caro diario,
ieri mattina era domenica ma non sono andato alla messa. Spero che il Don Piero non si arrabbi, ma c'avevo un buon motivo, dovevo andare a mangiare il gnocco fritto a Noceto, e dato che Gesù vuole tutte le sue creature felici, io son felice quando ho la pancia piena, quindi ho fatto la sua volontà, alleluia, osannanellaltodeicieli!
L'appuntamento era con quei ganzi del Rat-Man Fans Club, che ci si incontra una-due volte all'anno per mangiare bene, e per farlo abbiamo inventato la scusa che ci piace tanto questo fumetto di un topo supereroe, ma perché ci serviva un motivo qualunque per incontrarci e gli altri fumetti erano tutti già occupati.  Invece Rat-Man era lì, che faceva la cacca nascosto dietro un portaombrelli, così l'abbiamo preso come capro espiatorio per le nostre abbuffate.
I viaggi compiuti per raggiungere queste tRATtoriate sono sempre stati avventurosi, un po' per la nebbia, un po' perché la tangenziale di Parma ti fa gli scherzoni ed è un attimo che ti ritrovi sulla strada per La Spezia senza neanche rendertene conto. Ma quest'anno c'è il sole e ho il navigaTomtom, quindi in poco più di un'ora arrivo al punto di ritrovo, la piazza di Noceto.
E Noceto è tutta in fermento, che c'è la Festa dei Nonni! Mi sa che da queste parti è un po' come lo Spring Break della Bassa, tutta la popolazione è in fermento e gli ottuagenari sono pronti per godersi la movida organizzata per la loro festa. C'è il concorso per il nonno più grasso, con tutti gli arzilli vecchietti che si ingozzano per aggiudicarsi la coccarda del vincitore, c'è la corsa dei nonni dove è rigorosamente vietato soccorrere i concorrenti attaccati da infarto, perchè altrimenti sarebbero squalificati.
Poi c'è l'evento cardine della manifestazione, una betoniera installata nel bel mezzo della piazza centrale di Noceto, attorno alla quale si è creato un capannello di ometti pieni di rughe, e chi li muove più, quelli.
Comunque. Un baretto da quelle parti è il punto di ritrovo in cui un po' alla volta  si ritrova un po' tutta la cumpa: c'è il Fuma, Calzini, lo Scacca, e altri ancora, ma tra tutti spicca Lady Pando per il fatto di essere l'unica polla, in una combriccola composta interamente da braghe.
Che poi noi ci divertiamo un sacco con lei a parlare dei peggio argomenti maschi per ammirare le diverse tonalità di rosso che è in grado di assumere la sua pelle, poi quando lei se ne va possiamo tornare a parlare di piastrelle del bagno e di smalti per unghie. Lady Pando poi si è sposata da poco, e la vedi che è tutta entusiasta quando mostra la fede sbuffando annoiata "massì, vabbè, è un anello banale, come tutti gli altri".
Il fatto che l'unica polla presente al raduno sia una sposina novella è un po' grave, che noi allupati non sappiamo poi su chi posare i nostri sguardi goduriosi. Così ci viene in mente che c'è pur sempre la Festa dei Nonni lì vicino, che magari c'è un'attempata vedova bisognosa d'affetto. Non si sa mai, magari qualcuno di noi scopre di essere attratto dalle gilf (neologismo che si riferisce alla generazione precedente rispetto alle milf).
Tra una patatina da aperitivo e l'altra, si sghignazza come veri uomini tra gli aneddoti virili del Ragguardevole Uno, che ha raggiunto il rispettabile traguardo sociale di fotografo nei locali di tendenza. Roba da ganzi, che le polle te la danno senza neanche dirti prima come si chiamano, batti cinque ganzo! Ed è uno scambio equo, perchè aprendo le gambe riescono ad ottenere il privilegio di vedere la loro fotina selezionata sulla pagina Facebook del locale, ma se poi non la vedono lo liquidano con un "Credevo che eri uno importante". Eh, alla fine da grandi poteri derivano grandi responsabilità.
In tutto questo marasma si unisce anche Leo, il Venerabile, un tizio adorato dai suoi discepoli, che poi i camerieri vedono rituali strani e chiedono "Ma chi è quello?" e gli rispondiamo "Un fumettista famoso" e il cameriere se ne va pensando chiaramente "See, vabbè, allora dovrei averci dei fan pure io."
L'obiettivo principale della giornata, mangiare, viene realizzato a dovere, tra gnocchi fritti, affettati, tortelli e carnazza. Appena una mano camerieresca posa un vassoio sul tavolo ognuno di noi ci si avventa come un T-Rex su una capretta indifesa, ma nonostante tutto dopo un paio d'ore siamo a pancia piena e ancora tutti amici, senza troppe ferite gravi. Si nerdeggia sparlando di Prometheus, The Avengers, per poi sbavare su tavole cross-over che quel Venerabile Leo ha creato per far costruire pozzi in Africa. Strani superpoteri, questi fumettisti.
L'uscita dal ristorante è accompagnata dagli aodrabili effluvi della concimazione fresca, rituale della domenica pomeriggia che nel nocetano evidentemente vuole movimentare l'afflusso turistico. Tratteniamo il respiro e ci trasferiamo in un lounge bar lì vicino, luogo degno di nota perché sarà oggetto di un futuro Ragguardevole Racconto, una cosa che possono capire e apprezzare solo i Rat-fan, che sono gente strana che desidera felpe gialle col cappuccio con le orecchie da topo. Gente strana, appunto.
Tra vetrine per ragazze in bikini, nonne Soprano, e galletti ribbbelli che si riconoscono dal dollaro strappato plastificato sul retro dei jeans, il tempo vola, fantasticando su un'ipotetica formazione italiana da The Expendebles composta da Bud Spencer, Terence Hill, Tomas Millian e Gerry Calà.
Qualche foto di rito, che poi le possiamo postare su Facebook per fingere di avere una vita sociale, meglio se con occhiali da sole e giubbotto alla Matrix così sembri anche quasi figo. Ci si saluta, ci si abbraccia, e poi scatta la corsa per arrivare all'ufficio brevetti prima di tutti gli altri per registrare le mutande "Alibi" con la sgommata prestampata.

domenica 23 settembre 2012

Goodbye summer.

Goodbye summer.
È finita l'estate e quest'anno l'ho presa in relax, perché ne avevo bisogno. L'aveva preceduta un anno faticoso e la seguirà un anno estenuante, quindi non mi ha fatto male non stra-fare come mio solito, ma concedermi un po' di riposo.
Tante micro-vacanzine di 2-3 giorni a zonzo per l'Italia a ritrovare amici, ma per il resto Bologna, casa mia, PC, cinema all'aperto.
Senza faticare troppo.
Immergendomi di nuovo in mezzo alle nerdaggini che avevo trascurato per troppo tempo.
E scoprendo che in fondo, nerd, newyorkesi, pony, cyloni, aspiranti performer, coristi di glee club e agenti segreti nerd, possono insegnarmi tante cose sulla vita, anche più del mondo che mi circonda.
Scusami Nerd World, non ti abbandonerò più, almeno non così tanto.

Goodbye summer.
È cominciato il terzo anno di accademia.
L'ultimo.
Questo sarà l'anno delle ultime volte, con un entusiasmo malinconico che permeerà tutti i prossimi mesi di un sapore dolceamaro. L'ultimo primo giorno di scuola. L'ultima festa di Natale. L'ultimo concerto. L'ultimo musical di metà anno. L'ultima lezione di ogni singola materia. L'ultima mock audition. L'ultimo gran finale. L'ultimo giorno. L'ultimo showcase. L'ultimo ogni cosa.
E travolti dal carico di lavoro che ci travolgerà, non ce ne renderemo nemmeno conto finché non sarà superato questo uragano. Sapevo che questo anno sarebbe stato pesante, ma non mi aspettavo così tanto. Già nella prima settimana, serate e il week-end trascorsi in accademia, pensavo che
E in più c'è Gianni Babbotti che verrà a tirarmi per la manica più del solito.
Il solito teorema della mia vita per cui ogni anno ho il triplo di cose da fare rispetto al precedente. Prima o poi questa parabola si interromperà, dai, non è possibile che si proceda così fino alla mia morte per esplosione del cervelletto.

venerdì 14 settembre 2012

"iPhone, iPhone, andiamo a retwittar"

Due mesi fa ho comprato l'iPhone.
Mi professo un non-simpatizzante della Apple, e dopo l'iPod è già il secondo marchingegno della Mela che mi porto a casa; direi che quando avrò un Mac potrete consegnarmi la medaglietta scout dell'incoerenza, che me la merito.
Da quando l'iPhone è atterrato sul nostro pianeta, ho visto sempre più persone convertirsi alla sua religione e approfittare di tutte le sue comodità. Ancora troppo costoso, non mi sembrava indispensabile ma era interessante mentre si era in giro controllare il meteo, cercare indirizzi o mappe, oppure connettersi online per avere informazioni necessarie sul momento per risolvere emergenze.
Poi è arrivata la parola maledetta: GRATIS.
Tariffe tutto-compreso e applicazioni che permettono di avere telefonate gratis, messaggi gratis, internet gratis e altro ancora. E con tali possibilità sotto mano, l'essere umano ne viene sopraffatto e conosco molte persone che ne sono state gradualmente risucchiate, eclissandosi dalla società.

Quando ho cambiato cellulare e mi sono reso conto che la scelta più conveniente sarebbe stata l'Iphone, a malincuore, avevo il timore di diventarne dipendente. Perchè sì "l'iPhone non è solo un cellulare, ma uno stile di vita" e tutte quelle menate lì. Poi in realtà ho scoperto che non è obbligatorio; come tutte le cose dipende da come lo si usa e finora mi sembra di non essere ancora caduto nella patologia.
Di sicuro lo utilizzo più di quanto non facessi coi cellulari precedenti, ma perchè all'interno ci sono tante cose.
C'è la macchina fotografica, che è forse lo strumento che utilizzo di più, dato che mi sono appassionato alla iPhoneografia.
C'è la musica, che vabbè l'iPod, però se scappa la voglia c'è anche qui.
C'è Internet ovunque, così si può controllare la drogaFB più spesso, e si possono
Ci sono i giochini stupidi, che si possono fare nei momenti morti per svagarsi un po', senza dover per forza portarmi dietro il DS. Poi non capisco perchè per la società se gioco a un Signor videogame complesso per GameBoy sono infantile, mentre se perdo tempo coi giochini banalotti per iPhone sono socialmente inserito.
Vabbè.
Ah, e tanta gioia per Monkey Island 5: quanta sorpresa quando ho scoperto che potevo giocare sull'Iphone l'ultimo capitolo delle avventure di Guybrush Threepwood, che il mio PC non mi permetteva di far girare. Credo che quello sia stato il preciso momento in cui sono diventato amico del mio iPhone.
E tante tante applicazioni (mi rifiuto di pagarle, scarico solo quelle gratis) che permettono di fare cose pratiche, ma anche inutili ma impensabili: segnarmi sulla mappa dove parcheggio la macchina così da non dimenticarmene, avere effetti sonori sotto mano per fare la colonna sonora della mia vita reale, partecipare a sessioni di karaoke con gente di tutto il mondo e chissà cos'altro scoprirò.
Forse si arriverà davvero alla realtà aumentata, quando sarà giunto il momento di un iPhone a forma di armatura di Iron Man in cui infilarsi dentro, sarò felice.

Per fortuna è appena uscito il sensazionale e rivoluzionario iPhone 5, così non sembro troppo tecnologico.
Non mi va di farci troppa bella figura, già mi davano del "figo" e "alla moda" solo perchè ho un iPhone.

mercoledì 5 settembre 2012

"Sports": una simpatica piéce teatrale in due atti.

Ambientazione: Centro estivo, interno giorno.
Personaggi: Un bambino e il suo educatore.

Atto 1 - Luglio

Bambino: "Tu per chi tifi?"
Educatore: "Per nessuno."
B: "Eh?"
E: "Sì, non seguo il calcio."
B: "Ah... E gli altri sport?"
E: "No, non tifo per nessuno neanche negli altri sport, non mi piace guardarli..."
B: "Ah, ma perché li pratichi. Che sport fai?"
E: "Mh... nessuno. Non mi piace lo sport. Ma succede sai. Come magari a te non piacciono gli scacchi, il decoupage o guidare motoscafi. Comunque ho una vita serena, ho tante passioni, inseguo i miei sogni e sono una persona felice."
B: "Ma non guardi lo sport."
E: "Eh."
B: "Quindi... non guardi Sky!"
E (cercando di intuire il collegamento mentale): "Ehm... no, ma..."
B (fissandomi negli occhi, con l'intonazione vocale di "QUESTA. E'. SPARTAAAAAA!!" ):  "TU. NON. GUARDI. LO SPOOOOOOOOOORT!!!!!"

Il bambino se ne va agitando le braccia al cielo, invocando qualche divinità che possa donare la redenzione al povero educatore. Nei giorni successivi continuerà a supplicare l'educatore di iniziare a guardare sport, chiedendosi come possa fare a condurre un'esistenza così vuota, suonandogli al citofono la domenica mattina per distribuirgli depliant informativi chiamati Torre di Guardialinea.

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Atto 2 - Settembre

B: "Perchéééééé???!?!? Perché non guardi spooooort?"
E: "Uh? Ma io li guardo."
B: "..."
E: "Che c'è?"
B: "Ma no, tu mi avevi detto che non li guardavi."
E: "Oh. Ma quello era a luglio."
B: "...? "
E: "Sì, sai... Ad agosto mi sono improvvisamente appassionato allo sport. Ho iniziato a guardare le olimpiadi, ma proprio tutte le discipline! E poi le partite di calcio pre-campionato, sono davvero avvincenti! E mi sono iscritto anche a un corso di tennis!"
B: "... ma davvero? "
E: "Sì!"
B (allibito) : "..."

Il bambino continuerà a guardare l'educatore con sguardo stranito per un bel po' di tempo. Da quel giorno dubita della razza umana e, una volta cresciuto, racconterà quell'episodio a uno psicanalista.

Sipario.

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Carlo Alberto. Traumatinzing children since 1998.

venerdì 24 agosto 2012

Na na na na na na na na na na na na na na na na... BATMAN!

2012, anno di supereroi.
I nerd (e non) di tutto il mondo hanno potuto assistere al mega-crossover The Avengers, e ora anche alla conclusione della trilogia del Batman di Nolan.
Marvel e DC.
Popcorn movie e visione dark dei supereroi.

Due approcci così diversi, eppure entrambi ben realizzati e che sono stati molto importanti per diffondere la cultura supereroistica nella cultura popolare nell'ultimo decennio.

Per celebrare degnamente l'evento, dato che con The Avengers ero in platea all'anteprima notturna in un multisala bolognese, dovevo fare altrettanto anche per il terzo capitolo della saga del Cavaliere Oscuro. Ma, con un bel po' di tempo libero in più, nel bel mezzo di un'estate finalizzata a recuperare il mio accantonato nerdismo, ho potuto fare di più: trasferta all'Oltremare di Riccione per godermi l'anteprima nazionale sul megaschermo IMAX.
Arrivato in loco un'ora e mezza prima dell'inizio della proiezione, già un centinaio di persone in fila. Bravi ragazzi, questa è l'atmosfera nerd che voglio respirare.
E anche i cosplayer dello Spaventapasseri e di Bane che entrano in sala, incuranti della strage di Denver di qualche mese fa, pronti a terrorizzare la sala. Meraviglioso.

"Benvenuti all'IMAX Oltremare, lo schermo cinematografico più grande d'Europa. [falso, quello è l'IMAX di Londra, ma dato che ho davanti ai miei occhi una parete bianca grande come un palazzo di 7 piani, non starò a cercare il pelo nell'uovo] La qualità del suono e delle immagini è incredibilmente superiore a quella dei normali cinema e la potenza di proiezione è tale che il raggio luminoso potrebbe raggiungere la Luna [Bum! Allora proiettiamo Batman sulla Luna! Un evento che si mangerebbe tutte le arene estive all'aperto!] Durante la visione potreste provare una leggera sensazione di scombussolamento, in quel caso vi consigliamo di chiudere gli occhi per qualche secondo [Cosa? Stiamo scherzando? Io ho pagato 12 euro, non mi perdo neanche un singolo fotogramma, anche a costo della cecità perenne!]. Buon divertimento!"

Il divertimento c'è stato: un gran bel filmone, intelligente ed esaltante al punto giusto.
Meglio di Batman Begins, non ai livelli de Il Cavaliere Oscuro.
Una buona conclusione, realizzata pescando da un paio di graphic novel e un paio di cicli di storie a fumetti tra le più interessanti dell'Uomo Pipistrello, intrecciando anche le trame dei film precedenti in un'evoluzione davvero ben congegnata.

Comunque, lancio una sfida: datemi il responsabile di un cinema IMAX e un Blu-ray di Cloverfield.
Voglio arrivare alla fine del film senza vomitare.
Challenge accepted!

sabato 18 agosto 2012

Testosterone Invasion

Ieri è uscito al cinema I Mercenari 2.
Non è mio genere di film d'azione: ai tamarri Rambo e Commando preferisco "l'eleganza" che può avere Mission Impossible, o gli universi suggestivi che possono esserci nel mondo piratesco, negli universi fantasy o in storie tratte dai fumetti.
Quindi, così come avevo snobbato I Mercenari, pensavo di fare anche col sequel. Nonostante la trilogia a fumetti I Sacrificabili, di Leo Ortolani.
Poi è arrivato questo trailer, che è una delle più grosse spacconate che io abbia mai visto.
Mi ha convinto.

Mi sono recuperato il primo film [per non rischiare di perdermi passaggi di trama fondamentali nel sequel, eh] e devo dire di essere rimasto deluso. Meno azione di quanta mi aspettassi, troppa voglia di prendersi sul serio, attori meno sbruffoni di quanto ci fosse bisogno.
Fortunatamente I Mercenari 2 è venti volte meglio. Spaccone, divertente, pieno di ammiccamenti al pubblico, c'è più azione nei primi 10 minuti che in tutto il film precedenti. In una parola, esagerato.
C'è Schwarzy che dice "Sono tornato" e viene minacciato di essere terminato.
C'è Chuck Norris che gioca ai Chuck Norris Facts sul grande schermo. [però, non tira neanche un calcio volante. profonda delusione]
C'è una sparatoria a bordo di una Smart.
Insomma, c'è tutto quello che il pubblico vorrebbe da un film di questo tipo.
Perché se qualche mese fa il team-up degli Avengers faceva incontrare per la prima volta -i personaggi- di tanti film diversi, i Mercenari è un cross-over tra -gli attori-, l'evento è vederli tutti assieme a smitragliare e tirare cazzotti. Con scene d'azione esaltanti come non ne vedevo da molto tempo.
Non c'è bisogno di una trama. [e non fanno neanche gli intellettualoidi che piazzano macguffin, qui c'è cattivone che vuole costruire bombe, mi fa un torto, bwaaaaargh, vendetta!]
Non c'è bisogno di personaggi. [con tutto il coraggio che possono aver avuto nei titoli di coda di inserire "Basato sui personaggi creati da..."]
Cazzotti. Zip Line. Mitra. Atterraggi di fortuna. Catene rotanti.

C'è stato però un punto in cui ho storto il naso.
Ennesima strizzatina d'occhi alla platea, nel bel mezzo del mega-combattimento finale di gruppo: "Ci manca solo Rambo." (Stallone in quel momento era impegnato a fare altro)
No, aspetta. Ferma tutto.
Cosa intendi? Stai infrangendo la quarta parete e ti riferisci al fatto che Stallone non è in scena?
Approfitti della sua mancanza per fare una battuta, parlando di Rambo personaggio che potrebbe benissimo fare comodo in mezzo a una sparatoria?
Però qui sorgono un sacco di implicazioni: nel tuo universo, Rambo da chi è interpretato, dallo stesso Sylvester Stallone che è nel tuo team? Non è strano?

Maledetta semiotica, mi ha bruciato il cervello.

Come ho già detto, I Mercenari 2 non rientra nel mio genere di film d'azione.
Ma è un GRAN film d'azione. Sono sicuro che se invece di militari, divise mimetiche e mitra ci fossero stati elfi, tutine da supereroe o archeologi con la frusta, a quest'ora starei urlando al miracolo.
Ci volevano i matusa degli anni '80 per riportare sul grande schermo quel modo di fare i film.

[Qui sotto, le conseguenze delle riprese di The Expendables 2. True Story.]


domenica 5 agosto 2012

Gli avvoltoi tutti su di noi, piano piano volteggiano

È passato circa un mese dalla messa in onda della mia puntata de "Il Braccio e la Mente".
L'atteggiamento di diverse persone nel mondo reale per qualche settimana è cambiato, come sospettavo, smascherando la ridicolaggine di certe persone.
Il fenomeno più interessante e divertente di questa esperienza però, al quale non ero minimamente preparato, è stata la comparsa di una dozzina di fanciulle che mi hanno cercato su Facebook e si sono messe in contatto con me. Ovviamente una coincidenza che sia avvenuto nei giorni immediatamente successivi alla puntata, non è avvenuto perchè sono andato in tv e ho vinto dei soldi.
Comunque, per un paio di settimane ho proseguito le conversazioni con queste Avvoltoie per raccogliere dialoghi comici, poi quando ne ho avuti a sufficienza le ho scaricate tutte giù per lo sciacquone.
Ora in confronto il rimorchio in discoteca non mi sembrerà più così squallido.

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Avvoltoia n°1
Tempo mezz'ora dalla fine della trasmissione, mi arriva una richiesta d'amicizia da A.
Non la conosco, non abbiamo amici in comune, quindi rifiuto senza farmi troppi problemi.
La mattina dopo mi vedo arrivare un'altra richiesta d'amicizia.
Insiste, boh. Avrà motivi validi, provo ad accettare, pur temendo l'approccio con un essere umano di razza stramboide.

C.A. - "Ciao! Uhm... Ci conosciamo?"
A. - "No, non penso proprio." 
C.A. - "Ah, ottimo! Perché mi hai aggiunto?"
A. - "Boh, così... Se ti ha dato fastidio ti porgo le mie scuse e ti cancello"
C.A. - "Non mi dà fastidio, però boh, non capisco... Di solito uso FB per rimanere in contatto con le persone che conosco già. Ciao."
A. - "Ma ciao per cosa, vai già via?"
C.A. - "Perchè? Hai alternative?"
A. - "Mah, così... Lo sai che hai un viso noto?"
[ecco, neanche 3 minuti e già si svela la natura del soggetto]
C.A. - "Dove puoi avermi visto?"
A. - "Non ne ho idea"
[Ceeeeeeeeeerto.]
C.A. - "Forse assomiglio a qualcuno che conosci!"
A. - "Più o meno... Per caso hai partecipato a qualche programma televisivo?"
[Per caso. Mh-mh.]
C.A. - "Forse mi hai visto a un quiz ieri sera?"
A. - "Ecco, dove! Al Braccio e la Mente, giusto?"
C.A. - "Già! Che coincidenza, ieri sera mi hai visto in tv e subito dopo casualmente ti sei imbattuta in me su FB! È il destino che ci ha fatto incontrare!"
A. - "Può essere."
[Povero sarcasmo, sempre meno persone ti comprendono]

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Avvoltoia n°4

S. - "Sembri un modello!"
[AHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAH! Ok, ricomponiamoci.]
C.A. - "Ehm, avrei qualche dubbio a riguardo"
S. - "No no non dubitare!"
C.A. - "Vabbè, ma dalle foto su Facebook sembriamo tutti più fighi"
S. - "Anke a Canale 5 eri bono x esempio"
[Una kappa, un bono e una ics al posto del per. Non so se il mio cuore può reggere a tanto]
C.A. - "Ah, ma lì il trucco e le luci aiutano!"
S. - "Ti ho visto in replica a mezzanotte su Mediaset Extra... nn mi pigliava sonno"
C.A. - "Ecco, vedi? C'è anche la semi-incoscienza della tarda ora a falsare il giudizio"
S. - "Smettila di fare il paraculo... sei bello!"
C.A. - "Vaaaaaaaaaaa bene. Però non sono ricco, i soldi me li daranno tra minimo 6 mesi"
S. - "Ah, ok."
[Scomparsa, e mai più sentita. Chapeau.]

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Avvoltoia n° 9

M. - "Ciao!"
C.A. - "Ciao? Mi conosci?"
M. - "Forse. In realtà cercavo un ragazzo che si chiama Carlo Alberto e mi ricordo che il suo cognome incomincia con Mon, come l'ho inserito mi sei uscito tu e pensavo che era lui ma mi sono sbagliata"
[Eh, lo so, con un nome così comune...]
C.A. - "Mi spiace, hai trovato me."
M. - "Non è un problema!"
C.A. - "Figurati, solo che non conoscendoci non ha molto senso continuare a parlare, neh?"
M. - "Da una parte hai ragione, però se ti fa piacere possiamo continuare, come preferisci tu."
C.A. - "Più che altro non saprei che dirti"
M. - "E com mai?"
C.A. - "Perchè non ci conosciamo minimamente e non ho la più pallida idea di chi tu sia."
M. - "Beh, se vuoi ci possiamo conoscere"
[Un brivido di sospetto mi attraversa la schiena]
C.A. - "Ma come mai ti è venuta voglia di conoscermi?"
M. - "Io amo conoscere gente nuova"
[Disse lei, infilando il suo chihuaha nella borsetta]
M. - "Posso sapere di dove sei?"
C.A. - "Bologna"
M. - "Capito! So dov'è!"
[Uao. Vuoi un premio?]
M. - "Sai, ho alcuni amici che vivono a Bologna"
[Ah, ok. Non sia mai che uno lo sapesse per cultura personale]
M. - "Ma per caso tu qualche giorno fa hai vinto un quiz?"
[CLUNK! Tiro la leva che apre la botola sotto i suoi piedi]

venerdì 27 luglio 2012

I dreamed a dream

Avevo già descritto la grandezza dello spettacolo "Les Misérables".
Ma quello era prima di andare in scena. Non ti rendi veramente conto della portata di un progetto simile, finché non lo rappresenti davanti a un pubblico. Finchè non ottieni il tutto esaurito ad ognuna delle 4 repliche. Finchè non assisti a standing ovation dell'intero teatro, qualcosa che a detta degli addetti ai lavori del Teatro Comunale, non avveniva da anni.
Essere su un palcoscenico così ampio, con così tanti compagni, con un'orchestra così ampia, con costumi, scenografie e proiezioni così maestose, con un esercito di parrucchiere, truccatrici e microfonisti così efficienti che ogni volta mi sembrava di entrare in un box da Formula 1... bè, è qualcosa che molto probabilmente non mi accadrà più.
E posso dire con un buon grado di sicurezza che un musical così, realizzato in questo modo, non si è mai visto prima e non si vedrà mai più. Io c'ero.
Credo sia il progetto teatrale più vicino alla ricchezza visiva di un film che io abbia mai visto. Ed esserci dentro, coinvolto a 360° nelle scene, senza interruzioni dopo 30 secondi, è stata davvero un'esperienza ricca. Unica e indimenticabile.

Ricorderò la carica e l'entusiasmo che mi dava lo sventolare la bandiera rossa sopra quella folla da kolossal.
Sì, nonostante i drappi che si sfilacciano e i gradini che fanno inciampare.
Ricorderò la mia disperazione ad ogni replica nel vedere le posate cadere in formazioni sempre più complicate, ma poi ogni volta mi divertivo di più.
Ricorderò i sorrisi e le minchiate dietro le quinte, che dietro un Teatro Comunale di quell dimensioni non sono meno di quelle fatte nei micro-teatrini a cui sono abituati. E le foto in costume scattate in fretta e furia rischiando di perdere il momento del proprio ingresso in scena.
Ricorderò i brividi che provavo ogni giorno, sentendo l'orchestra accordare gli strumenti.
Ricorderò il tanto spazio a disposizione dietro le quinte, che non mi sognerò mai più.
Ricorderò quei palchetti rinascimentali.
Ricorderò il poter fare ogni sera qualcosa di diverso, che tanto in mezzo a tutta quella folla nessuno può dirmi nulla.
Ricorderò lo stare in punta di piedi per tutta una canzone per farmi intravedere in ultima fila dietro un ensemble di 80 persone.
Ricorderò gli amici venuti a vedermi vestiti da elegantoni, perché ero al Comunale.


Come ogni personaggio dell'ensemble dovrebbe fare, anch'io mi ero creato la mia backstory personale.
Insignificante agli occhi del pubblico con un vissuto intenso e profondo.
Anzi, a dire la verità ne "Les Misérables" il protagonista ero io, ma in pochi se ne saranno accorti.
Jean Connòrs, nipote dell'eroe di guerra Gavroche Connòrs.
Tornato indietro nel tempo per proteggere il nonno, eroe di guerra.
Si ritrova in un camerino dove un valletto si sta cambiando, lo stordisce e prende il suo posto. Si ritrova al matrimonio di Marius e Cosette, dove capisce che sfortunatamente ha sbagliato coordinate spazio-temporali e non è andato abbastanza indietro nel tempo.
Fa un ulteriore viaggio indietro nel tempo, arrivando finalmente al momento desiderato.
Si nasconde in mezzo al popolino, in fabbrica, in un bordello, tra le strade. Ad un certo punto sta per salvare un passante finito sotto un carro sollevando il pesante mezzo, ma essendo un uomo del futuro, preferisce non attirare troppa attenzione su di sé è preferisce fare a Jean Valjean.
Si imbuca in una taverna dove si porta da bere da casa. Questo il motivo per cui sui tavoli c'erano bottiglie di vino imbottigliate dopo il 1800, non è una svista anacronistica. Figuriamoci.
Arriva poi il momento della battaglia, si infiltra in mezzo a tutti i soldati, ma la sua missione fallisce, non riesce a proteggere il suo nonno-infante. Il futuro è per sempre cambiato. Anche Jean Connòrs muore in battaglia.
Nella nuova linea temporale, Jean Connoòrs non esiste più.
Nella vecchia linea temporale, per il butterfly effect, Jean Connòrs non è più un combattente. È diventato un educatore di centri estivi che impazzisce dietro ai bambini.

mercoledì 18 luglio 2012

Raise the flag of freedom high!

Les Misèrables.
Il musical di maggior successo di sempre, in scena a Londra ininterrottamente da più di 25 anni.
Un kolossal.
Uno spettacolo importante, che per la prima volta viene rappresentato in Italia, al Comunale di Bologna.
Una realtà strana, che non immaginavo di riuscire anche solo a sfiorare.
Invece da qualche settimana sono lì dentro a provare, con davanti agli occhi una platea incantevole, facendo passeggiate dietro le enormi quinte, senza impazzire per entrare in scena o per portare oggetti attraverso stretti cunicoli, ma con tutto lo spazio a disposizione che si potrebbe sognare.
E mentre si prova, la gente si annoia, sdraiata al buio sulle tavole polverose, tra tecnici che fanno origami o leggono fumetti, mentre al di là del telo nero prende vita un'epopea francese.
In realtà all'inizio Les Misérables mi attirava solo per il nome, dato che nè la storia nè il genere musicale rientrano nei miei gusti. Quindi mi stuzzicava più il "come" che il "cosa" di questa messa in scena.

Giorno dopo giorno però lo spettacolo comincia a prendere forma attorno a me e io inizio a rendermi conto della maestosità del progetto.
Un musical in un teatro lirico.
82 performers in scena.
Un'orchestra sinfonica di 53 elementi.
Più di 150 costumi.
Scenografie di 15 metri.
Un esercito di tecnici, attrezzisti, truccatrici e parrucchiere al nostro servizio.
Sta per nascere qualcosa che non è mai avvenuto nemmeno nelle versioni de "Les Misèrables" di West End o Broadway.
Un evento senza precedenti al mondo, e difficilmente in Italia potrà mai vedersi mai qualcosa che ci si avvicina.
Qualcuno ha detto che si sta facendo la storia del teatro italiano. Forse è esagerato, ma di sicuro la risonanza che c'è attorno allo spettacolo è un decimo di quella che si meriterebbe; evidentemente il musical è ancora il cucciolo bastardo del palcoscenico, che senza VIP televisivi o storie tratte da fiabe/film non è degno d'attenzione. E anche quando si produce qualcosa di complesso, un po' più elevato e profondo, di cui è universalmente riconosciuta la qualità, l'Italia non se ne accorge. Perché dai, in fondo il teatro ricercato lo si fa vestiti di nero e con i fondali minimalisti, un baraccone colorato in cui i personaggi cantano non può essere davvero una roba seria.

mercoledì 11 luglio 2012

D: era scritto

Ore 7.55, arrivo agli studi Mediaset.
L'appuntamento è per le 9, ma avendo viaggiato verso Roma in notturna ed essendo arrivato nella Capitale alle 6 di mattina, mi era stato detto per telefono che potevo arrivare anche prima: mi avrebbero fatto entrare e poi avrei potuto aspettare nel baretto interno.
All'esterno, mi avvicino alla guardia, che mi ricorda tanto quella all'ingresso degli studi Warner Bros negli Animaniacs.
"Scusi, dovrei registrare una puntata del quiz Il Braccio e la Mente, sono troppo in anticipo?"
"Eh, vedi te, de 'na mezza jornata armeno"
Roma, sono arrivato.

Mi faccio uno shampo nel bagno, cercando (inutilmente) di riacquistare un'aria decente dopo la nottata (non) dormita in treno.
Dribblo un'orda di spaventosi partecipanti ai provini di Amici di Maria De Filippi, conosco gli altri concorrenti del quiz, mi nutro coi gustosi cestini del pranzo Mediaset (davvero, non è sarcasmo).
Testo le prove fisiche che potrebbero capitarmi durante la registrazione della puntata, e sopravvivo. Ovviamente lo specchio inclinato, quella in cui me la cavavo meglio, non mi è capitata durante la puntata.
Mi danno una camicia azzurra che pare uscita da Camera Cafè. Poi me ne propongono un'altra, ROSA. Io fingo di provarmela, ingrossando spalle, schiena, pancia e quant'altro, piagnucolando un mellifluo "uh, che peccato, mi sta stretta" mentre riafferro quella azzurra.
Trucco e parrucco.

Scendiamo in una saletta vicino allo studio. Io registrerò la terza puntata della giornata, così da un monitor ci guardiamo tutti assieme le puntate precedenti.
Nel frattempo ci intervistano per scoprire particolari interessanti con cui Flavio Insinna può scherzare; dato che non posso dire che faccio teatro (altrimenti poi la gente da casa pensa che sia tutto finto, con attori che interpretano la parte dei concorrenti) devo inventarmi qualcosa di finto. Ragionamento che non fa una piega. Che bella, la televisione.
Comincia la seconda puntata e arriva al gioco finale. Il personaggio misterioso è Marilyn Monroe; la concorrente lo indovina all'ultimo indizio, io l'avevo già indovinato a metà strada. Avete presente quando guardate un quiz da casa, sapete la risposta e vi innervosite perché il concorrente non la sa, e voi al suo posto potreste vincere millemila milardi di euro? Ecco, la sensazione è la stessa centuplicata, quando sei in uno stanzino a 5 metri dallo studio televisivo, e ti viene l'impulso di aprire il portone, irrompere in mezzo a tutto quanto e urlare la risposta. Soprattutto quando per tutta la mattina ti hanno detto "registri la seconda puntata" (quella con il personaggio misterioso Marilyn Monroe) e poi all'ultimo momento cambiano "ma no, dai, facciamo una puntata uomo VS uomo, tu registri la terza puntata).

Comunque, arriva il mio turno.
Mi dicono di smettere di recitare, che faccio le facce buffe. Come faccio a spiegargli che non sto facendo nulla di più di come sono io nel mondo reale, e che mi dicono tutti che nella vita di tutti i giorni ho l'espressività di un cartone animato?
In tv non sembra, ma in studio il pubblico suggerisce. E tanto.
Ma siccome il mio rivale aveva una storia straziante (devo riconquistare mia moglie e portare mia figlia a Eurodisney, in aereo, sfidando la mia paura del volo, per loro), mentre la mia improbabile identità fittizia è un playboy sciupafemmine, tutto il pubblico non tifa per me. Alè.
Intanto però, nelle pause pubblicità, faccio un po' amicizia con la Signora Giovanna, la mascotte della trasmissione che è sempre stata tra il pubblico per la registrazione di ogni puntata, sostenendo i concorrenti e offrendo da bere, asciugamani, e offrendosi per qualunque cosa abbiano bisogno. Per cominciare, le chiedo di prendermi a schiaffi in ogni pausa pubblicitaria, se sbaglio le risposte; la Signora Giovanna è di parola.
Sopravvivo al girarrosto (dolorosissimo) e, forte delle mie corsette mattutine, faccio un figurone sul tapis roulant. Arrivo al gioco finale, una sedia che scotta.
La Signora Giovanna mi augura di vincere e che fa il tifo per me, perché sono il concorrente più gentile e simpatico che ha visto in due mesi di registrazioni. Mi deve aver portato fortuna, perché ce l'ho fatta.
Sia lodato Claudio Bisio e Rapput. E anche il karma.

Boom, tanti soldi.
Che in realtà non so bene come siano fatti, tutti assieme.
Ah, prima che gli avvoltoi inizino a svolazzarmi attorno, sappiate che è inutile chiedermi di offrirvi cene, vacanze, scarpe o costose cure per le vostre vesciche. I soldi mi arriveranno tra taaaaaaanti mesi, quindi per adesso sono povero come sempre. Lo testimonia il fatto che, subito dopo aver vinto tutti quesi soldi, stavo per dormire in stazione Termini, causa sciopero dei treni. Poi vabbè, la solita avventura à la Carlo Alberto, e tra treno, pullman e autostop sono riuscito a tornare a casa.
Quando mi arriveranno i soldi, saranno in gettoni d'oro. Spero sia tutto come me lo immagino, voglio una foto nella vasca come Paperon De' Paperoni. Subito dopo, ho già scelto come usarli, non spenderò nulla per me-adesso, ma li tengo sotto il materasso per qualche progetto che mi ronza per la testa. Imponendomi di non toccarli.
Quindi rimarrò sempre il solito disperato che si fa un'ora a piedi per non spendere 1 euro che non ha.

sabato 23 giugno 2012

Karma is a funny thing

Dal film "The Millionaire"
Io credo nel Karma.
Se una persona si comporta bene, Dio/il Destino/il Grande Demone Celeste/il Fato/la grande bilancia cosmica lo premieranno e gli faranno capitare qualcosa di buono.
Se una persona non rispetta gli altri e se ne approfitta, il Karma lo punirà.
Spesso sembra che il mondo non funzioni così, ma prima o poi il Karma mette tutto a posto.
Se succede una sfiga che non ti meriti, aspettati un evento positivo, è dietro l'angolo.
Se ti succede una bella cosa che non ti meriti, arriverà una stangata per compensarla.

Sono in stazione, di notte.
Destinazione Roma, per registrare un episodio di un quiz TV.
Il treno sta per arrivare, io decido di prendermi una mini-piadinetta sotto vuoto. Una robetta che di sicuro avrà lo stesso sapore di un foglio di carta, ma mi prende una fame improvvisa ed è la cosa più succulenta a portata di mano. Inserisco i 2 euro nel distributore. Il treno che devo prendere arriva.
Digito il codice del prodotto, ma non succede nulla. Prodotto non disponibile. Cioè, io dal vetro lo vedo, ma evidentemente il cervellone elettronico si crede più intelligente di me. Digito un altro codice prodotto, ma non cambia nulla. E così per altri prodotti. Poco male, la targhetta sul distributore automatico mi informa che le monete rimaste bloccate vengono restituite automaticamente dopo 2 minuti.Per fortuna.
Il treno fischia. Sta per partire.
Mi trovo in questa simpatica situazione da Homer Simpson in cui posso decidere se perdere il treno per aspettare i miei 2 euro, o se perdere i soldi. No, davvero, per qualche secondo, per una questione di principio, le mie sinapsi volevano riappriopriarsi della monetina. Poi vabbè, salgo sul treno.
Ma con quella moneta abbandonata nel distributore, maledizione.

A questo punto, considerando l'enorme ingiustizia che mi è capitata, il Karma dovrebbe equilibrare tutto.
Ho perso soldi, il modo migliore per mettere tutto a posto sarebbe farmi trovare dei soldi per terra.
Oppure, chessò, visto che sto andando a registrare un quiz televisivo, potrei vincere 2 euro. Se invece di 2 euro poi saranno diverse migliaia di euro, prometto che non mi lamenterò.
Ecco, è con questo ottimismo e profonda fiducia nel karma che arrivo a Roma e registro la puntata del quiz.
 
Quindi, in questo momento potrei essere un miliardario.
O semplicemente un pirla che è andato a fare una figura ridicola che sarà trasmessa e vista in tutta la nazione.
Ma finchè la puntata non andrà in onda, nessuno al di fuori di me potrà saperlo (ho firmato un contratto di segretezza). È assurdo vivere in questa bolla spazio-temporale in cui so cos'è successo, mentre tutti mi chiedono com'è andata e vorrebbero sapere. È come se vivessi in una realtà parallela, come se avessi un dono di onniscenza, e tra qualche giorno mi riallineerò con il mondo reale.

Vabbè, tra qualche giorno tutto tornerà alla normalità. Forse.
"Il Braccio e la Mente", su Canale 5, ore 18.40. Un giorno della prossima settimana, probabilmente mercoledì, ma la produzione del canale non è sicura, potrebbe anche essere un altro giorno della prossima settimana. Voi comunque fate il tifo per me, magari riuscite a farmi andare meglio di quanto non sia andato durante la registrazione della puntata.

sabato 16 giugno 2012

But there's nowhere to hide from the ghost in my mind

Spring Awakening. Cinque repliche e mezza (più avanti spiegherò "la mezza") di grande soddisfazione.
Un mese e mezzo di lavoro culminato nel migliore dei modi.
Una cornice meravigliosa, calda e luminosa di pomeriggio quando la storia prendeva vita di pomeriggio, fresca e magica di sera con i fantastici giochi di luce.
Il tutto con gli effetti speciali della natura, che ci ha gentilmente offerto alberi, ombre, folate di vento e cadute di petali/foglie al momento giusto meglio di quanto avrebbe potuto fare qualunque programma di computer grafica.
Una band dal vivo in grado di infondere un'energia immensa, con cui scambiare anche qualche risata tra un cambio di microfono e l'altro.

Salire sul palco e sentire l'energia giusta.
Trovare e capire a fondo personaggi che ero convinto di conoscere già.
Immergersi a 360° nella tristezza e nello schifo della razza umana: arroganza, prepotenza, violenza, orgoglio, abbandono, sconfitta, egoismo, ipocrisia, perdita. Andare in scena e a fine replica sentire il desiderio di fare una bella doccia emotiva, di quelle che mi fanno tornare la fiducia nell'umanità che ho sempre avuto.
Lasciare Spring Awakening con taaanta soddisfazione per aver raggiunto un buon risultato al di fuori della mia zona di comodità, e dimostrare che non so solo far ridere il pubblico. E strappare più di una lacrima in platea.
Complimenti, molti complimenti, enormi complimenti. Anche a me, ma allo spettacolo tutto, giudicato da molte persone del settore come uno dei migliori visti negli ultimi mesi, paragonato qualitativamente addirittura ai successi di West End.

Uno spettacolo che mi ha fatto crescere un bel po', forse più di quanto si sia visto dall'esterno.
Uno spettacolo che mi ha riavvicinato al mio "lato oscuro", scoprendo che può benissimo convivere con l'allegro folletto dei boschi senza per questo diventare una persona che non mi piace.


E prima di potersene accorgere, arriva la sera dell'ultima replica.
L'adrenalina per il gran finale sale, purtroppo funestata da scuri nuvoloni. E dalle prime gocce che precipitano dal cielo.
Lo sconforto inizia a serpeggiare, l'ora dello spettacolo si avvicina, il pubblico arriva ma con dubbio, tra gli addetti ai lavori non si sa se la replica si farà o meno.
Io, forte del mio ottimismo donchisciottesco, inizio a indossare il costume, mi trucco, mi parrucco, preparo i miei oggetti di scena, mentre tutti gli altri sconsolati fanno le borse pronti per andare a casa.
Ma no, non esiste, smetterà di piovere, ripeto. E nel frattempo inizio anche a pensare a soluzioni alternative per andare in scena.

Quel briciolo di positività che c'è nell'aria si concretizza in canti e balli sul palcoscenico per far smettere di piovere, sotto gli occhi di un pubblico (o aspirante tale) divertito.
Ma niente, pioggia.
Si aspetta ancora un po', per vedere se spiove, ma l'ora prevista per l'inizio è già passata da mezz'ora.
Ed ecco la ferale notizia, convocati dietro le quinte: per non rischiare un corto circuito con l'impianto luci e audio, non si può andare in scena.
Intanto, fuori, il pubblico resiste, in maniera commovente, seduto sotto la pioggia, in attesa di quello spettacolo che chissà se comincerà.
Per non mandarli a casa del tutto insoddisfatti, proponiamo di uscire e, al buio e in versione unplugged, poter eseguire almeno il brano corale conclusivo. Si fa. La pianista non si ferma e attacca con un'altra canzone. E un'altra. E un'altra ancora. Un concerto improvvisato permeato da una malinconia mista a rabbia, ma anche tanta volontà di emozionare quelle persone che per vederci hanno resistito in quella situazione improbabile.
E nel frattempo il cielo si apre.
Perchè non fare allora tutto lo spettacolo in questa condizione light?
I piani alti parlano, discutono, riflettono, io aizzo il pubblico a chiedere Spring Awakening a gran voce, e alla fine il responso: si fa.
Pronti, via! Si spazza il palcoscenico dall'acqua accumulata, i più scettici vanno finalmente a indossare il loro costume, e si comincia illuminati solo da due fari in lontananza.
L'energia è tanta, forse più di tutte le altre repliche, nonostante la povertà visiva e gli aggiustamenti inventati sul momento per evitare di scivolare rovinosamente a terra. Ma almeno uno spettacolo c'è, si sta facendo, stiamo emozionando le persone davanti ai nostri occhi.
Poi, ricomincia a piovere.
Inizia a serpeggiare lo spettro dell'interruzione, ma noi andiamo avanti, cerchiamo di non pensarci, si prosegue, sempre e comunque... fino all'interruzione.
Di quest'ultima serata mi rimarrà sempre il ricordo della tenacia dimostrata, dell'entusiasmo della compagnia, dell'affetto dimostrato dal pubblico... e si rafforza la mia convinzione che pensando positivo e non arrendendosi qualcosa si ottiene sempre.

giovedì 7 giugno 2012

Goodbye Winter


Per più di un mese la mia vita è stata quasi unicamente "Spring Awakening", il musical di fine anno dell'accademia che frequento.
Rock, divertente, commovente, intelligente, figo.

Per tutto questo tempo sono dovuto immedesimarmi in 9 diversi personaggi, uno peggio dell'altro. Le persone più disgustose che possono esistere al mondo, o persone a cui accadono i fatti più strazianti che possano capitare. O le due cose assieme. Diversi giorni sono uscito dalle prove con gli occhi ancora gonfi dal pianto, e per masochismo-stakanovismo, mi immergevo anche in solitaria nei miei personaggi per approfondirli ulteriormente, e come mai prima d'ora ho goduto l'esperienza di farmi manovrare da un personaggio.

È stato un periodo strano, un periodo in cui per staccare da tutta questa angoscia ho avuto bisogno di trovare arcobaleni e unicorni che equilibrassero lo sguardo sul mondo. Ho dovuto sopravvivere ad alcune assenze. Ho trovato un po' di sollievo tra sfere trasparenti al luna park ed abbuffate a suon di mezzi chili di pastasciutta. In un momento d'emergenza delle prove, sono arrivato a pettinarmi con un'arricciaspiccia (grazie Scuttle). Come al solito ho cercato di regalare sorrisi agli altri, in giornate in cui avrei preferito sdraiarmi su un divano a fissare il soffitto e restarci. Ho scoperto ancora una volta, sempre con estremo disappunto, di non essere un supereroe e di non riuscire a salvare tutte le persone che vorrei salvare. Sono stato vicino a chi potevo, ma forse non era abbastanza.
E come al solito, ho trovato rifugio tornando a immergermi nello spettacolo, perchè il teatro riesce sempre a salvarmi. Nonostante i terremoti, le scosse continue anche durante le prove (che non riescono a fermarci, in nessun modo, indipendentemente dalla magnitudo) the show must go on, e quando lo vedo prendere forma, tutto scompare. O quasi.
Perchè cominciare a provare coi costumi, vedere le scene che iniziano ad avere un senso e ad emozionare, veder comparire la band dal vivo ed immergersi nella suggestiva cornice in cui ci esibiremo, mi fa tornare nel mio mondo di sogno.

E poi, la vigilia del musical.
Andando in scena in un teatro open air non si possono fare i puntamenti luci di giorno, per colpa del malvagio Sole, così le giornate tecniche in loco sono state dedicate ad altro, potendo concentrarsi sulle luci solo al calare delle tenebre. Il che si è tradotto in una nottata trascorsa, assieme a pochi altri resistenti sopravvissuti, a delirare mentre il comparto visivo dello spettacolo prendeva forma: risate, attori che si triplicano i ruoli nella stessa scena, urli di stanchezza, piadine portate sul palcoscenico per salvare i valorosi, le battute più assurde di sempre (lo sapevo già che la privazione del sonno aveva questi effetti su di me), e un rush finale per cercare di finire prima dell'alba.
Potevo andarmene a casa ore prima, ma è più forte di me: devo vivere tutte queste esperienze per sentire ogni singolo aspetto dello spettacolo entrarmi nelle vene. Così adesso, anche se sono andato a dormire alle 5.30, sono pronto a "Spring Awakening".
Probabilmente lo spettacolo più bello a cui abbia partecipato finora, e probabilmente quello che mi ha dato di più nel mio percorso attoriale. Comunque tutto quanto è avvenuto finora è solo la prima metà dell'avventura, da stasera cominciano le repliche.

Io fossi in voi non me lo perderei, e chi mi conosce sa benissimo che non promuovo ai quattro venti i miei spettacoli che non sono qualcosa di davvero eccezionale. Se -ahimè- non ci sarete, vi racconterò com'è andata.

domenica 20 maggio 2012

Terrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrrremoto

Ore 4 di notte.
Sto tranquillamente affrontando un paio di gangster italo-americani assieme a She Hulk e Iron Man, quando sento tremare il mondo attorno a me.
Scartata l'ipotesi che i giochini di Facebook avessero implementato una stupefacente funzione rumble, entro in modalità terremoto: infilata una felpa, via giù per le scale, ancora in pantaloncini corti.


Con in mente le immagini dei terremoti ben più forti che ci sono stati negli ultimi anni, la mia mente è attraversata da un momento di riflessione su come ho trascorso l'ultima sera della mia vita, nel caso venissi risucchiato al centro della Terra: una passeggiata tra gli zombie, mi sono perso in un labirinto degli specchi, ho fatto capriole dentro una bolla di plastica trasparente, ho inseguito un cane buffo per farci una foto assieme, abbuffata da fame chimica da Pollacci.
Mh, direi che non c'è male, posso dire di non aver sprecato le ultime ore della mia esistenza.Fortunatamente il cataclisma non sarà nulla di così catastrofico, ma sul momento non si sa mai.

Nel piazzale del condominio si è già radunata una dozzina di persone, chi vestito di tutto punto, chi in pigiama, chi avvolto in una coperta.
E qui salta fuori, come in ogni situazione di aggregazione sociale, la mia scarsa tolleranza del genere umano.
Lo zoo prevede esemplari di varie razze.
I veggenti che "infatti prima di andare a letto avevo avvertito un leggero dolore dietro al ginocchio, vorrà dire qualcosa", "eh, non riuscivo ad addormentarmi perchè avevo un very bad feeling about this".
I grandi saggi, che "eh, i Maya avevano previsto una sfiga X per il 20 maggio 2012", "domani a Tokyo c'è un eclissi solare, non sarà una coincidenza"
Gli entomologi, che "i cani non abbaiano, vuol dire che possiamo star tranquilli che loro lo sentono il pericolo", "gli uccelini hanno già ripreso a cantare, è tutto a posto. Allertiamo la Protezione Civile, possono smettere di consultarsi con i sismologi, i passerotti hanno sentenziato."
E poi il mio preferito: il tizio che ha visto troppe volte Deep impact e che salta in macchina per uscire immediatamente dalla città. Me lo immagino scappare da un crepaccio che si apre dietro di lui sfrecciante sull'autostrada, mentre piovono lingue di fuoco e Micheal Bay sogghigna compiaciuto.

In tutto ciò, mi porterò dietro l'immagine di una bimbetto trascinata a forza dai suoi genitori fuori di casa, che teneva per la mano il suo coniglietto di peluche, tratto eroicamente in salvo dalla calamità naturale. Almeno qualcuno di ragionevole, che ha le giuste priorità, ancora c'è al mondo.

lunedì 14 maggio 2012

Happiness is a choice

Da sempre mi sento chiedere "Come fai a essere sempre così felice?", "Mi spieghi come cavolo fai a vedere il bicchiere mezzo pieno ogni volta?", "Come riesci a essere così rilassato in ogni situazione?".
Bene, tenetevi stretti, perché ora vi svelerò il trucco.

Basta volerlo.

Sì, non è una sparata esistenzialista, o una perla di saggezza da libro di Fabio Volo, o da addestramento del Maestro Yoda. È così.
Evidentemente nella formazione della mia filosofia di vita sono stati particolarmente influenti Maestri come Baloo, Dodger, Pumbaa e Pippo; se odiate la mia ossessiva positività, prendetevela un po' anche con loro.

In campo professionale sto studiando/lavorando per fare ciò che più mi piace, e questo ha riflessi positivi sulla mia vita privata.
Nella mia vita privata cerco di essere il più sereno possibile, e questo ha riflessi positivi sulla mia vita professionale.
Cerco di fare quello che mi rende felice e per quanto possibile evito quanto mi spegne l'entusiasmo.
Provo a passare il tempo con le persone a cui voglio bene e prendo le distanze da chi mi irrita.
Se qualcuno cerca di stuzzicarmi in ogni modo, me ne sto alla larga e mi guardo bene dal considerarlo per dargli soddisfazioni.
Sogno, e finché è possibile non mi sveglio.
Esploro, invento, fuggo dalla routine.
Punto una lente d'ingrandimento sugli aspettivi positivi delle cose, degli eventi e delle persone, mettendo in secondo piano gli aspetti negativi.
Sorrido, e provo per quanto mi sia possibile a far sorridere gli altri.
A volte nel provare a far star meglio gli altri remo contro il mio benessere, ma alla mattina quando mi guardo alla specchio posso essere fiero di me.
Se qualcuno mi urla contro, stacco il cervello. Evidentemente non sono cose sensate, se per trasmetterle deve urlarmele. E a maggior ragione evito di controbattere, dando il via a una spirale di decibel.
E poi sorrido, perché confido che alla fine il quadro generale assuma le forme e i colori migliori, se uno vi si pone con l'atteggiamento giusto. Anche se magari non sono le forme e i colori che uno inseguiva, nè si aspettava.

So di apparire come l'allegro folletto dei boschi, ma questo non vuol dire che non ho i miei momenti di instabilità, di crisi, gli squali che cercano di addentarmi le caviglie e le cavolate sul mio conto che vengo a sapere, finalizzate a smontarmi.
Semplicemente non ci presto attenzione, vi assicuro che la vita è molto migliore così.

Tutta questa mia positività/felicità/ottimismo vi infastidisce?
Oh, mettetevi pure in fila.

sabato 5 maggio 2012

Visioni sfumate

Un attore può avere come ambizione principale quella di avere tanti occhi puntati addosso, sonori applausi e pacche sulla spalla a fine spettacolo, oppure un lavoro assicurato e un portafoglio che non soffre mai di anoressia.
Per quanto mi riguarda, la mia soddisfazione principale è sentire.
Sentire di comunicare qualcosa alla platea che ho davanti.
Sentire di essere entrato a far parte di un altro mondo, assieme a un gruppo che mi trasporta in un'altra realtà.
Sentire di avere un personaggio dentro che mi manovra, e dal quale decido di lasciarmi trasportare.
Sentire emozioni forti, che appartengono a lui, non a me, ma per un breve lasso di tempo me le presta.

Da questo punto di vista ieri ho sperimentato un viaggio meraviglioso, una delle più belle esperienze che mi siano capitate nei miei studi: il dolore più grande che un uomo possa mai provare, riversato nel mio corpo per qualche minuto.
La rabbia, l'impotenza, la morte di un figlio, il rimorso.
Una sensazione orribile, straziante, in grado di lacerarti dentro.
La vita, in una delle sue manifestazioni più intense, che riesce ad attraversarmi e ad avvolgermi.
Un orgasmo teatrale.
E in tutto ciò, grazie al cielo sono sufficienti due passi indietro e un bel respiro, per trasformare ogni sofferenza in un ricordo, senza conseguenze o cicatrici.

Non c'è nulla da fare, il mondo teatrale continua a battere il mondo reale.

giovedì 26 aprile 2012

Avengnerd uniti!

Nel 2000 esce al cinema "X-Men", il primo film di supereroi della nuova generazione, tratto da un fumetto Marvel con l'intenzione di fare un prodotto destinato al grande pubblico; avevo 15 anni.
Nel 2010 esce "Iron Man 2", primo passo della creazione di una continuity cinematografica intenzionata a riprodurre una parte di quei legami presenti tra le varie testate di supereroi Marvel; avevo 25 anni.
In questi giorni è arrivato sul grande schermo "The Avengers".
L'Evento. IL Cross-over. Il party che coinvolge personaggi che hanno scorazzato liberamente nelle proprie personali pellicole e ora si ritrovano tutti assieme per lasciare tutti a bocca aperta.
È come se negli anni '80 qualche genio fosse riuscito a fare un team-up tra Indiana Jones, Rambo, Terminator, Marty McFly, Crocodile Dundee e Slimer, tutti impegnati a combattere contro Darth Vader.

Il nerd che è (era?) in me avrebbe dovuto emettere entusiasmo da tutti i pori per mesi, alla vista di un prodotto simile.
Ma -purtroppo- non è così.
Non perché il film non meriti, Whedon riesce a confezionare un prodotto in grado di soddisfare il palato degli appassionati di supereroi, gestendo le dinamiche di gruppo secondo le mie aspettative, regalandoci un Signor Combattimento Finale, e tanta ironia spruzzata lungo tutta la pellicola.
Però.
Però mi sa che non faccio più parte del target di riferimento di questi prodotti.
O meglio, ne faccio ancora parte e credò andrò a vita a vedere i cine-comics, ma più per apprezzamento parallelo che per effettiva esaltazione duratura.
Perché mentre in giro per i forum e per i blog leggo commenti che elevano questo film a capolavoro assoluto, a miglior film di supereroi di sempre, a "nuovo Guerre Stellari/Matrix/Lord of the Rings" nella scala di valore nerd, io lo trovo "solo" un BEL film.
Un film buono nel complesso, con un gran finale stra-esaltante.

Il problema è che mi conosco (o meglio, mi conoscevo) e so benissimo che fino a un paio d'anni fa sarebbe bastato l'assistere a questo cross-over live action per esaltarmi come sta avvenendo in giro per il globo.
Ora invece lo valuto in modo più oggettivo, con un occhio critico sensato.
E un nerd non è mai oggettivo, ulula dalla gioia ed è pronto a promuovere a pieni voti un film anche solo per una citazione da un fumetto o per una scena azzeccata. Il nerd stronca un capolavoro perchè il costume del protagonista è di un colore con la sfumatura troppo chiara.
E invece no, eccomi qui a valutare "The Avengers" come se fosse un qualunque altro film.
Dopo due giorni quasi non ci penso più, una manciata di anni fa sarebbe stato il fulcro della mia vita almeno per un mesetto. Sigh.

Già che ci sono a parlarne, butto giù qualche giudizio.
Il miglior Hulk di sempre.
Scarlett Johnasson fuori luogo come mai prima d'ora nella sua carriera.
Almeno 4 momenti da ovazione risata sguaiata+applauso in sala.
Mini-prologhini di ogni personaggio lunghi e noiosi, tanto chi si vede The Avengers i film precedenti li ha visti. E se non l'ha fatto, non si merita di vedere The Avengers.
La sceneggiatura ce la mette tutta per far scontrare a random tutti i supereroi uno contro l'altro, neache fosse il film di Street Fighter.
A me non frega niente di vedere Iron Man e Capitan America fare i meccanici per 20 minuti, sarebbe stata meglio una bella rissa.
3D inutile, ma vabbè, lo si sapeva.
L'ho già detto? Combattimento finale epico ed esaltante. Non il migliore di sempre (Spiderman 2 e Scott Pilgrim mi stanno guardando storto) ma davvero meraviglioso.
Ah, il cliffhanger post-credits non mi tange nemmeno. Anzi, un po' mi irrita il pensiero che i nuovi Marvel Movies andranno in quella direzione, a me non è mai piaciuta quella branca della produzione Marvel.

mercoledì 18 aprile 2012

Once Upon a Nerd

Steve Urquel è nettamente superiore al suo alter-ego sciccoso Stefan Urquelle.
È innegabile.
Ma ahimè, la trasformazione è in atto e a malincuore mi sto allontanando da quello che è sempre stato il mio modello di vita.
Anni e anni di onorata carriera in mezzo a film, telefilm, serie animate, fumetti e videogiochi stanno per svanire, per inseguire l'altra mia grande passione.
Non la foca, come penseranno i miei lettori più simpatici, bensì il teatro.
Tra spettacoli, prove, lezioni in accademia, e la testa cheè costantemente in quel mondo, sto trascurando il mio habitat naturale. Un po' per dis-entusiasmo, un po' per mancanza di tempo.

Mi è capitato di comprare un numero di Rat-Man 2 settimane dopo la sua uscita in edicola, leggendolo 2 settimane dopo che se ne stava lì, in attesa sul mio comodino.

Leo Ortolani è venuto ospite in una fumetteria bolognese, e il giorno dell'evento io ME NE SONO DIMENTICATO.

All'ultima edizione del Future Film Festival, ho visto solamente 5 proiezioni.

Ho letto "Habibi", la nuova graphic-novel di Craig Thompson (autore di "Blankets", uno dei miei fumetti preferiti in assoluto), solo ora. Quasi sei mesi dopo la sua pubblicazione italiana.

Tra una settimana uscirà al cinema "The Avengers".
Lo sto aspettando con impazienza, ma qualche anno fa per un film simile avrei scalpitato come nessun'altra cosa al mondo riuscirebbe a farmi fare.
Ho deciso di dargli una possibilità e credo proprio che me lo andrò a vedere al Day One.
Come dovrebbe fare un vero nerd.
Con addosso una T-Shirt Marvel.
Proverò a immedesimarmi nel nerd che ero.
Forse riuscirà a riaccendere la Fiamma della nerditudine.
O forse sarà l'ultimo Grande Evento della mia esistenza nerd.

domenica 8 aprile 2012

Parigi è.

Parigi non è una città.
Parigi è un cielo grigio, con un'aria fredda in grado di entrarti dentro fino alle ossa.
Parigi è una stradina in salita, dove un romantico appassionato di cinema ha disegnato frecce con i gessetti colorati.
Parigi è una piazzetta ricolma di artisti di strada pronti a prendere in prestito 5 minuti della tua vita, dandoti in cambio un ritratto, una caricatura o una silhouette in grado di farti vedere sotto un altro punto di vista.
Parigi è un largo viale alberato, così largo da poter contenere il più grande dei sorrisi.
Parigi è un enorme prato verde, perfetto per tentare improbabili acrobazie.
Parigi è un basco rosso che spicca in mezzo alla folla.
Parigi è un castello delle fiabe che prende vita grazie a immagini, fontane, fiamme e fuochi d'artificio.
Parigi è un barbone che decide di mostrarti la luna piena, abbassandosi le mutande sui gradini della metro per grattarsi il fondoschiena.
Parigi è una baguette morbida e appena sfornata da mangiare camminando sul marciapiede.
Parigi è una storia d'amore lunga quanto la durata di un sorriso ricambiato con la commessa di un negozio d'abbigliamento.
Parigi è il vivace mosaico all'interno di una scura grande cattedrale gotica.
Parigi è un'angusta libreria colma di vecchi volumi che riempiono anche gli spazi più piccoli.
Parigi è cantare "La vie en rose" inventando le parole mentre si passeggia sul bordo della Senna, col riflesso della Torre Eiffel illuminata che si specchia sull'acqua.
Parigi è uno stile fatto da vestiti e scarpe che in giro per il mondo sono considerati alta moda, ma dopo alcuni giorni si rivelano tutti uguali.
Parigi è il materasso di marmo di un ostello a Montmartre.
Parigi è un duo formato da sax e clarinetto, apparso all'improvviso per ravvivare un viaggio in metropolitana.
Parigi è un elefante rosa gigante.
Parigi è un bistrot appartato, dove attorno a un tavolo di legno ti viene concessa l'intimità per goderti un silenzio e la voglia di riposare.

Parigi non è una città, Parigi è il riflesso di quello che non sei.

domenica 1 aprile 2012

La Forza di Uno

Il telefilm adolescenziale in cui si è trasformata la mia vita da qualche mese a questa parte, può vantare fasi in cui molti membri del cast attraversano situazioni simili o problemi riguardanti più o meno lo stesso argomento; questo si rivelerà di sicuro un grande vantaggio nella scrittura del mio libro, garantendo la stesura di capitoli coerenti e con una tematica precisa nei singoli capitoli.
Negli ultimi giorni il filo conduttore sono state chiacchierate con 7-8 persone diverse riguardo a una posizione di cui sono un forte difensore, ovvero che l'essere single non è una sfiga, un evento luttuoso o una malattia grave.
Dato che il destino ultimamente collabora col sottoscritto inviandomi al momento giusto colonne sonore e citazioni adatte ad accompagnare ogni mia disavventura, ecco che con il solito tempismo oggi sono inciampato in un'intervista che riesce a spiegare le mie idee molto meglio di quanto non riesca a fare io.
E a sorpresa il soggetto intervistato è tutt'altro che un guru o una persona che stimo, ma solamente Sharon Stone, attrice la cui carriera può essere riassunta in uno scavallamento di gambe senza mutande e nella cattiva di "Catwoman", uno dei peggiori villain della storia del cinema. Ma evidentemente qualcosa di intelligente dentro quella testolina c'è, sentite qui:

"Affrontare la vita da sola può essere un privilegio, ma costa molta fatica. Anche ad Hollywood e dintorni quando ti presenti alle cene di gala senza qualcuno al fianco, ti guardano strana. Devi per forza essere di qualcuno e di qualcosa, avere un cartellino, rientrare in uno schema. Nessuno ti incoraggia ad osare, preferiscono metterti paura, invitarti alla prudenza. Il consiglio è sempre quello: non restare sola, accontentati, stai con una persona, anche se non la ami, anche se c'è poco che vi unisce. Tutti sono spaventati dall'idea di stare da soli, di bastarsi. Quasi l'autosufficienza fosse un pericolo, un alzare troppo la testa. Come la libertà. E soprattutto uno schiaffo a chi accetta i compromessi, a chi sopporta e si accontenta di una compagnia mediocre, invece di cercare per sé qualità.
C'è un film che mi disturba, dove Tom Cruise davanti ad una porta di ascensore dice a lei: "Tu mi completi". Cruise meriterebbe un bel calcio e non un sorriso di riconoscenza. Qualcuno gli avrebbe dovuto rispondere: io sono già completa, non ho bisogno di aspettare te.
Sbaglia chi scambia l'amore per possesso, chi non si aspetta dal partner originalità, ma solo di essere l'altro 50 per cento, come se il destino di un'unione sia quello di fare la parte mancante. È una cosa pericolosissima. Perché quando quella parte se ne va, svanisce, vuole altro, magari ambisce ad essere tutto, ecco che l'altra persona si sente persa, sminuita, incompleta, incapace di riempire i suoi momenti con pienezza. E allora cosa fa? Non permette all'altro di staccarsi, mette in atto reazioni violente, rifiuta di tornare ad essere metà. È un procedimento mentale malato, anzi tragico, per questo dico: rifiutatevi di essere il complemento di un'altra vita. Non c'è aggressività da parte mia, solo passione per l'indipendenza.".

domenica 25 marzo 2012

Being Alive

"Company".
Stephen Sondheim, autore che detestodio, ma sulla lunga distanza sotto quella patina di disprezzo scopro sempre una scintilla che me lo rende un po' più interessante delle aspettative iniziali.
Un musical sconvolgente, nel senso che sul piano personale mi ha rivoltato come un calzino, più di quanto riuscirà mai a fare qualunque altro spettacolo. O almeno credo. Spero.
Perchè ciò che sono stati gli ultimi 6 mesi mi ha cambiato profondamente, così uguale ma così diverso all'idea di Carlo Alberto che avevo.
Una sorta di Carlo Alberto 2 .0.

Ho pensato e modificato alcune mie opinioni su me stesso, sull'amicizia, sulle relazioni di coppia.
Mi sono immerso, settimana dopo settimana, in un musical che sembra composto esclusivamente da canzoni e dialoghi che, in prima o in terza persona, parlavano a me.
Sarà dura dimenticare le numerose riletture del copione che mi sono fatto, al di fuori delle motivazioni strettamente artistiche, per scoprire cosa volevano spiegarmi della mia vita.
I confronti con i compagni di viaggio, i sorrisi, le crisi, gli abbracci, il sudore e le prove fino a tarda notte.
Ma di sicuro non mi mancherà il mio personaggio, Larry. Inizialmente lo trovavo un personaggio un po' debole, con poco da dire; invece, col tempo, come mi è sempre successo, i personaggi che mi sembrano meno interessanti sono quelli a cui mi affeziono di più. Non mi mancherà perché sotto quel trucco e quei capelli bianchi (che mi sono valsi diversi "Ma cosa ci faceva quel signore in classe con voi?" e "Perché tu non c'eri nello spettacolo?") in lui c'è un bel po' di me, e soprattutto dopo questa esperienza conserverò alcune cose che lui mi ha insegnato.
Dice poco, rimane in disparte senza immischiarsi troppo, ha un'indole buona per cui spesso , ma tutto quello che fa lo accetta consapevolmente e capisce molto di più di quanto le persone attorno a lui credano.
Bello il teatro, bello vivere altre vite, bello diventare altre persone.
Continuo a pensare di essere dall'altra parte dello specchio, con il mondo reale che è solo il riflesso del palcoscenico.

"La vedi? Ogni giorno Joanne mi mette alla prova per vedere se la lascio. Due volte all'anno mia moglie fa le valigie così che io le chieda di restare. Mia madre era una donna insopportabile... e il mio vecchio l'ha lasciata... e se n'è pentito fino al giorno che è morto. E ora io, hey, sto con una pupa follemente vanitosa e senza un briciolo di autostima. Ho una moglie che ancora fatica a credere di aver trovato un uomo che lei riesce ad affascinare ogni giorno. E a differenza di mio padre, io sono un uomo felice. Lei non si comporta così quando tu non ci sei, Robert. Dovresti conoscere la vera Joanne, un giorno. È una donna davvero straordinaria. Anzi, Robert, se mai dovessi sposarti, fai in modo di trovare una come Joanne."

sabato 17 marzo 2012

Scent of the Night 2012

Una settimana fa mi sono ritrovato catapultato sul palco dell'Europauditorium, per cantaballare qualche brano da musical, come esibizioni d'intermezzo durante una cerimonia di premiazione dei migliori profumi dell'anno. Io, a un evento sul -profumo-. Mah.
Comunque, l'Europauditorium è il teatro più grande della mia città, uno di quelli in cui ho visto più spettacoli e tra i meglio attrezzati dal punto di vista scenografico/audio/luci.
Quindi l'entusiasmo era alto.
Inoltre, ho potuto condividere la giornata con persone importanti che mi stanno accompagnando in questa lunga traversata accademica, in grado di trasformare un pomeriggio di luuuunghe prove e preparativi in una manciata di ore ricche di sorrisi, abbracci e chiacchiere.
E poi, il motivo per cui siamo lì a far vedere cosa siamo in grado di fare, non è una soddisfazione minore...
"The Rhytm of Life" fatto nell'atrio, irrompendo vestiti da hippie in mezzo a una folla di signori impettiti, intenti a sorseggiare champagne e degustare tartine.
"Season of Love", dietro un sipario rosso che si dischiude, mentre dei fari a cascata ti illuminano dall'alto proprio come nell'introduzione del film di Rent.
"Nothing Like a Dame" fatta minchioneggiando come reclute alle prese con corsette, flessioni, addominali e ragazze in bikini.
"Somebody to Love" in versione Glee, con coretto da bassibaritoni ripetuto in loop durante i ringraziamenti finali.
Il tutto con un impianto visivo davvero fantastico, tra fari, megaschermi ed effetti speciali vari. E stare dietro le quinte a guardare i miei compagni esibirsi sul palco da uno schermo, con riprese televisive che li fa comparire proprio come i professionisti che ho ammirato per tutta la vita, e immaginare che probabilmente mentre io ero là sopra era lo stesso anche per me... Boh, mi ha dato l'impressione di aver salito qualche gradino in più verso il mio sogno.

Intanto settimana prossima vado in scena con "Company". Sondheim. Una sfida. Forse la più grossa affrontata finora, per diversi motivi. Ma sto cominciando ad essere fiducioso.

domenica 4 marzo 2012

Capelli, birilli e un libro

Credo proprio che comincerò a misurare l'intensità della mia vita dalla lunghezza dei miei capelli. Ora come ora ho in testa un cespuglio di rovi privo di forma. I miei barbieri mi hanno detto tutti che ho dei capelli come filo spinato, nessun gel o crema devolumizzante riesce a tenerli a bada, e 2-3 ore dopo averli lavati cominciano già ad andare ognuno in una direzione diversa.
Li ho sempre tenuti abbastanza corti, ma da quando ho cominciato l'accademia me li sto facendo un po' crescere così che siano acconciabili, peccato che il confine con lo spettinamento apocalittico sia molto sottile.
Se avessi tempo farei periodicamente una sosta ai box per aggiustarli, ma la vita si sta risucchiando ogni attimo di tempo libero che avevo. E dato che non ho ancora trovato barbieri che aprono alle 6 di mattina, oppure che rimangono aperti dopo le 10 di sera, inizia ad essere un'impresa trovare il modo di farmi lo scalpo.

Credo proprio di essere un inconsapevole campione di bowling.
Qualche giorno fa ho perso la mia verginità bowlingesca (no, nessun giochino strano con un birillo, semplicemente la prima partita che io abbia mai fatto) e ho scoperto di essere pure abbastanza bravo. Soprattutto per una prima partita, ho fatto strike, spare, e altri bei tiri con nomi strani che sembra siano proprio da figo. Poi ho rovinato tutto per fare il minchione, ma con un po' d'impegno potrebbe essere la mia vera strada. Altro che il musical theatre, tzè!
D'altronde, anni e anni di pratica con Wii Bowling e di studio di Homer Simpson, Fred Flinstones e il Drugo, sono serviti a qualcosa.
Se non mi dovesse andare bene neanche il bowling, al massimo ho sempre Dance Dance Revolution.

Credo proprio che scriverò un libro.
È una cosa che ripeto da qualche mese, quasi per scherzo. Lo alterno con "scriverò un telefilm", ma in effetti una sceneggiatura seriale richiede troppo tempo, e senza telecamere, set e un cast di attori bellocci non sarebbe mai un'opera compiuta. Invece un libro me lo scrivo da solo sui fogli bianchi di Microsoft Word, poi sta lì. Non è detto che dovrà per forza essere pubblicato, ma di sicuro dovrà esistere, perchè gli ultimi mesi della mia vita sono stati qualcosa che neanche le menti degli autori più fantasiosi potrebbero partorire.
Inizialmente era quasi un tormentone per autoderidere le assurde situazioni in cui riesco ad infilarmi, ma il livello raggiunto mi ha spinto a convincermi che un'odissea tale non può rimanere racchiusa solamente nella mia mente e nei ricordi.
Gli scrittori ricordano tutto, Paul. Specie quello che fa male. Spoglia uno scrittore, indicagli le sue cicatrici e saprà raccontarti la storia di ognuna, anche della più piccola. E dalle più grandi avrai romanzi, non amnesie. Un briciolo di talento è un buon sostegno, se si vuol diventare scrittori, ma l'unico autentico requisito è la capacità di ricordare la storia di ciascuna cicatrice. [Stephen King, Misery]

sabato 25 febbraio 2012

Cronache di un Ballerino in Fiera.

Ieri gita (facendo il serio dovrei chiamarla "trasferta", ma considerando la vita monastica che facciamo in accademia, si respirava proprio l'aria di una gita scolastica) a Firenze per Danzainfiera: invitati come ospiti per presentare un'anteprima di "Company", il musical che tra meno di un mese metteremo in scena qui a Bologna.

Scesi dal pullman, siamo circondati da team di ballerini con tute/acconciature/valigie coordinate, mentre noi sembriamo una classe delle superiori in gita allo zoo di Pistoia. Per spirito di emulazione e di sopravvivenza cominciamo a tirarcela, camminando col naso all'insù e guardando gli altri gruppi con ostentato disprezzo, trattando i membri dello staff come schiavi indegni di calpestare la nostra stessa terra. Chiedo dove posso trovare il mio camerino con i vassoi di pasticcini e la massaggiatrice personale, ma sembra che l'organizzazione da questo punto di vista sia stata molto carente.
Per non essere da meno dei fustacchioni che mi circondavano, decido di andare in giro per tutta la fiera camminando sulle punte, e ci riesco anche. Se non fosse che all'improvviso mi si palesa davanti Arianna Bergamaschi e mi arrotolo su me stesso come un ragazzino innamorato bofonchiando frasi di senso compiuto del calibro di "mpfrhhfhh Gh!" e "Sngrbr mmmffgggng".
La osserverò allontanarsi verso l'orizzonte senza riuscire a rivolgerle la parola, ma ricomparirà magicamente in sala mentre sto per fare la prova microfono; per un attimo mi balena in testa l'idea di sfoderare la canzone di Gaston per attirare la sua attenzione e farla cadere tra le mie braccia abbagliata dal mio fascino, ma poi preferisco rimandare il tutto a più tardi, dopo la performance della nostra scuola, per non farmi azzannare alla gola dalla direttrice. Un "più tardi" che non ci sarà mai, ahimè.

Comunque, la mia presenza a questa manifestazione è un fatto abbastanza surreale e per l'occasione la mia stupidità era piuttosto galoppante. Qui sotto alcune delle mie uscite migliori, da tramandare ai posteri:

"Mi sento Clark Kent alla fiera della kryptonite."

"EHI RAGAZZI, GUARDATE! Sono passato attraverso un ingresso riservato ai ballerini e non mi sono sciolto!"

"Ragazzi, se non volete salire le scale di là c'è un ascensore..."
"Signora, per piacere. Noi siamo atleti."

sabato 4 febbraio 2012

Neve, caffè e rimpianti

Fuori nevica.
Un evento atmosferico fuori dalla norma che rende il paesaggio migliore.
Silenzioso.
Meno reale, più vicino a una favola, a un film.
Poi col tempo questa situazione si prolunga, e cominciano i disagi. Ma dopo gli "oooh" di stupore, qualche foto ai tetti imbiancati e un piccolo pupazzo di neve, le persone si sentono prigioniere della straordinarietà degli eventi e cominciano a maledire divinità ed enti locali, impazienti di tornare alla loro routine, ai loro appuntamenti, alle loro comodità.
Sembra inconcepibile il voler affrontare qualche difficoltà per godersi le piacevoli sorprese che ci vuole regalare la vita.

Ieri, complice la (evento più unico che raro) chiusura della mia accademia a causa della situazione metereologica, mi sono goduto una giornata fuori dagli schemi, lontano dalle consuetudini, dai ritmi e dai pensieri che mi circondano senza sosta durante la vita accademica.
Mattinata da barista al Moca Tre (negli ultimi mesi ho guadagnato un bar e un barista di riferimento, proprio come i migliori cast di telefilm/sit-com), servendo paste e apparecchiando caffè, chiacchierando con sconosciuti e tentando di non rompere tazzine (obiettivo riuscito!).
Poi colazione di gruppo con altri aspiranti performer privi di catene, e via in giro per Bologna a rotolarsi tra la neve, farsi scherzi, pranzare al Burger King e shoppingare. Ovviamente non senza cercare di affrontare qualche crisi, ma quelle ormai sono un'inevitabile ingrediente delle nostre giornate, l'importante è che per una volta siano state in dosi meno massiccie del solito.

Scrivendo questo post, il casuale meccanismo delle condivisioni su social network mi ha portato a leggere un post che elenca i 5 rimpianti più frequenti che le persone hanno espresso in fin di vita.
5. "Vorrei essermi concesso di essere felice."
4. "Vorrei essere rimasto in contatto coi miei amici."
3. "Vorrei aver avuto il coraggio di esprimere i miei sentimenti."
2. "Vorrei non aver lavorato così tanto."
1. "Vorrei aver avuto una vita sincera nei miei confronti, non la vita che gli altri si aspettavano da me."
Ultimamente sto trovando un equilibrio che dovrebbe portarmi proprio a evitare questi rimpianti, o almeno ridurli in modo compatibile l'uno con l'altro.

lunedì 16 gennaio 2012

Qui e ora.


Qualunque persona abbia un minimo di familiarità col mondo del teatro avrà dovuto fare i conti con le suddette parole.
Quando sei in scena, devi vivere il momento, ricreare l'emozione in cui devi essere immerso e lasciare tutto il resto fuori.
Quaranta secondi dopo dovrai catapultarti dietro le quinte, toglierti gli ingombranti vestiti che hai addosso per indossare un altro complesso costume e fiondarti in scena dopo pochissimo tempo? Quisquiglie.
Questioni personali di vita o di morte non possono essere ricordate una volta saliti sulle assi del palcoscenico.

Questa volta però ho esagerato e sono arrivato addirittura a basare su questo principio anche la mia vita "vera". Quella fuori dal teatro, che per me in realtà non ha così tante emozioni come la vita teatrale, anzi.
Quotidianamente, da un po' di tempo a questa parte, mi sono reso conto che mi concentro solo sul momento, vivo alla giornata, filosofia che mi ha sempre affascinato ma che non ho mai sposato veramente, se non appena in superficie. Quando compievo scelte mi piaceva programmare tutto, pensare a possibili sviluppi o benefii futuri, oppure venivo influenzato da nostalgie o ferite vissute in precedenza.
Qualche mese fa non l'avrei nemmeno immaginato, ma per me ora non esiste un ieri o un domani, ma solo un oggi che spero riesca a regalarmi più vita possibile, serena o dolorosa che sia.